I tipi

Ieri ho finito gli esami. Almeno così dicono. Erano mesi che non scrivevo sul blog perché non avevo voglia, poi ho trovato donna e poi perché non avevo voglia. C’ho pure provato un paio di volte a scrivere qualche stronzata ma non avevo voglia. Davvero non avevo voglia.   L’ultima prova orale, non di quelle che fa la Minetti, che ho dovuto sostenere all’università di lettere mi ha fatto riflettere su alcuni cariotipi che erano presenti in quel giorno.

 

L’insicuro: E’ davanti alla porta del dipartimento almeno 2 ore 30 minuti prima dell’orario di appello. Se è uomo è semi pelato, se donna è racchia. Libro semiaperto sulla mano destra, appunti sulla sinistra. Ripete sibilando le nozioni. “Lo sviluppo e l’uso della scrittura furono fonte del primo successo della linguistica greca e ciò è attestato dalla parolagrammatikos, inizialmente atta a designare chi poteva leggere e scrivere, fino ad un ampliamento del significato che attesta l’ulteriore sviluppo della linguistica specialmente nel campo della grammatica”. Sfoglia e risfoglia come se non sapesse un cazzo. In realtà il soggetto in questione ha passato gli ultimi 4 mesi della sua vita bevendo thè e studiando per questo momento. Immancabile nel suo zainetto, oltre che agli antidepressivi e il serenase anche una bottiglia d’acqua piccola. Il soggetto non è dotato di comunicazione inter-specie ma solamente di comunicazione intra-specie anche se con grosse difficoltà. La prima cosa che fa subito dopo aver incassato il 30 e lode (quando va male) è chiamare la mamma o la nonna. Questi ultimi gli unici soggetti con i quali ha relazioni sociali.

 

Studentessa Insicura

Il fumatore: La scienza ignora ancora per quale motivo questo ammasso di cellule tumorali viaggi per i corridoi delle università. Sta di fatto che è una comunità da sempre presente e popolosa. Si ignorano i risultati della loro carriera universitaria, e la loro nazionalità di origine. Si solo che l’evoluzione li ha dotati di una sigaretta che è perennemente tra le labbra e le dita. Indice e medio. Hanno una spiccata attrazione per punti areati come finestre, cortili, balconi e bagni verso i quali si muovo in massa. Il loro unico alimento è appunto il tabacco che nutre i loro polmoni. Non sono mai sprovvisti di almeno 12 accendini e 20 pacchetti di sigarette. Tendenzialmente della marca più scadente. La scia che lasciano è terrificante e stende le mosche al volo. Non sono mai solo ma in gruppi di 2 o 3 ed associano oltre alla dipendenza da nicotina le seguenti dipendenze associate: caffè, cornetto, vigorsol, cellulare.

Fumatore che fuma qualche sigaretta

 

Il fuoricorso: Studente: “Salve professore quando inizia a fare l’appello?” Studente fuoricorso “No guarda che so uno studente come te… anzi…ma il prossimo appello per dare stesame è a aprile?” Questo è un dialogo tipo tra uno studente di età inferiore ai 25 anni e un fuoricorso. Questa classe di umanoidi è depositaria di una conoscenza millenaria. Si narra che alcuni di loro abbiano anche 40 45 anni e ancora debbano dare esami come “Diritto Privato”, “Anatomia”, “Latino”, “Analisi 1”. Ma per il fuoricorso l’università è un passatempo. Entrano dentro, fanno un giretto, e poi rimandano il da farsi a data da stabilire. Il fuoricorso tendenzialmente gode di un rispetto sociale maggiore perché economicamente indipendente e perché ha i capelli bianchi e le rughe. “Quando avevo fatto il 68′- ha dichiarato un fuoricorso la scorsa settimana- era tutta un’altra università”. I fuoricorso poi portano dei programmi di esame completamente differenti dagli altri. Libri stampati in Cecoslovacchia tra il 1956 e il 1958.

Fuoricorso da un paio di anni, ma dice che si laurea presto

 

 

L’impreparato: questa figura è un vero mistero. Si presenta per dare gli esami puntualmente senza aver neanche comprato i libri di testo. “Dai che palle, ho avuto altro da fare sti due mesi, non è mica che mi posso mettere a studiare Filologia no?” questa è una delle tipiche frasi che il soggetto pronuncia. L’impreparato chiede disperato aiuto 7 minuti prima dell’esame pregando lo sfortunato di turno di rispondere a questa domanda “Ma de che parla quel libro?”. La sua maggiore abilità però è nel capire le situazioni, sibilare parole mezze monche cosi da sfangare ogni possibile situazione e strappare il suo 18. Uscito dallo studio del professore dichiara: “Vabè è andata sta sera festa da Luca?”. Il soggetto poi avrà grande successo nel mondo della politica, finanza e pubbliche relazioni.

Lui era impreparato

 

 

 

 

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Domande senza una risposta.

Ecco le domande che mi pongo da tempo senza aver mai però  trovato una risposta plausibile .

Come nascono le code e i rallentamenti in superstrada quando non c’è un incidente?

Chi compra i dvd o, una volta le videocassette, negli autogrill?

Come fa la gente della mia età a spendere 70 euro di consumazioni in discoteca a sera?

Come fanno i Tokyo Hotel ad essere famosi?

Perchè Elio è a Xfactor?

Perchè solo in Italia abbiamo i bidet?

Che taglia di seno ha Bambola Ramona?

Perchè si fanno ancora i remake?

Perchè i Muse hanno battuto i Beatles nell’aggiudicarsi il premio delle migliori cover fatte  da Nme?

Perchè esistono i Muse?

Perchè non esistono le big-babol alla menta?

Perchè esiste l’acqua frizzante?

Perchè il succo ace si chiama così?

Quando producono un nuovo cibo per cani ‘più gustoso’, in realtà chi lo
ha assaggiato?

Perchè “abbreviazione” è una parola così lunga?

Perchè Mastro Lindo è pelato e ha un orecchino?

Perchè chi abita in centro ha un suv?

Il bambino della Kinder ora avrà il diabete?

Come mai le donne dicono che non si fanno i ditalini?

I luoghi comuni tipo “i negri puzzano”, “gli inglesi sono ubriaconi”, “se inizi a farti le canne poi ti fai le pere” hanno un fondo di verità?

Perchè si inizia a lavorare alle 8 di mattina?

Con cosa è fatta la coca cola?

Sprite e gazzosa, differenze?

Perchè il clitoride è così difficile da trovare?

Ma il Pd è di sinistra?

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Il dolore di Emilio.

Uno dei migliori giornalisti d' Italia

Uno dei migliori giornalisti d' Italia

Emilio Fede, celebre conduttore del Tg4, affida al blog del Doctor Jekyll il suo grido di dolore. Emilio è a pezzi, lo incontriamo nella sua casa a Milano. E’ solo e in ciabatte, ha mezzo bicchiere di vodka liscia in mano e nell’altra il quadretto di Silvio. Del suo Silvio. Piange, ha la barba bianchiccia e non rasata da due giorni. Il giornalista che abbiamo davanti è lo spettro di quello che vediamo in tv.

Direttore ma che ci combina?

Sto male, porca troia di Eva quella gran puttana… sto male…

Ma almeno la smetta di bere così, è la terza vodka liscia e siamo nel suo salotto da 8 minuti…

Ma vi rendete conto? Sono finito, fi-ni-to. Scusatemi non dovrei neanche farmi vedere in questo stato, ho anche una prostatite lancinante da due mesi che mi fa sborrare quando cago… il che può sembrare divertente ma vi assicuro che non lo è….

Ma…

No no niente domande, parlo io. Quel cazzo pelato di Augusto Minzolini mi ha fottuto il lavoro e l’amore. Non ho più il mio culo prediletto da leccare, o per lo meno devo fare i conti anche con quel coglione pelato con la zeppola…Vi rendete conto? E’ un dramma, ora chi si ricorda di me? Nessuno, nessuno. E’ lui il nuovo giornalista a pecorina, e io? Nessuno pensa a me? Io ho fatto del mio meglio per anni, ho dato il meglio, lavorando duro…oh eccome se ho lavorato duro.  Ma lo facevo per Silvio… Vedi…questa foto l’abbiamo fatta insieme sul suo elicottero prima di una intervista sul caso Mills…. Dio… mi ha anche regalato un Rolex….

Mi sembra  però che il vento sia cambiato negli ultimi tempi?

Quando l’hanno nominato direttore del tg1 non mi sono preoccupato più di tanto… ma ora è davvero un gran casino, ha casino non lo scrivere eh… cambia le parole. Poi si è messo a fare gli editoriali… e Repubblica parla solo di lui… Travaglio pure…. ma sono io il giornalista più lecca culo  e presto se ne renderanno conto tutti quanti. Si si Augusto è bravo ma cazzo gli Stones sono sempre gli Stones giusto? E io sono Mick Jagger.

Ora il lavoro sporco lo fa lui. Il tuo tg ha calato con gli ascolti..vero?

Robetta… Ma io mi ricordo quando nel 98 avevo l’ Agcom alle calcagna, nel 94′ dopo la vittoria di Silvio ho fatto uno dei miei migliori editoriali, sta anche su Aprile di Moretti, Nel 2006 mi presi due multi sempre dagli sbirri dell’ Agcom per una somma totale di circa 450.000 euro, ero pronto a dimettermi cazzo, erano i soldi di 6 mesi di lavoro… era davvero troppo, stavo li li per mollare, lo sapevano tutti, ma Silvio mi ha detto “Rimani che ho amici all’Agcom”, e io sono rimasto. La parcondicio la mangiavo a colazione. Voglio dire mi hanno detto di bastonare tutti e io ho pure bastonato Saviano, che mi sta pure simpatico, ma l’ho fatto. E poi ho commentato come fossero scene di spaccio in centro a Venezia la gente che passeggiava…voglio dire roba di qualità… Minzolini mi fa una sega mi fa… con quei suoi quattro editoriali, quella testa di cazzo depilata…Diana… cazzo portami un altro pacchetto di sigarette e una tonna di crema…

Magari ora può stare più in famiglia pensare meno al lavoro…veda il lato positivo

Ho la prostatite non posso neanche scopare…e passami quel cazzo di accendino che mi giro una canna per rilassarmi…tanto a te non ti dispiace no? Il fumo è buono! Vedi io era il leccaculo per antonomasia, il Michael Jordan delle marchette ma ora sono stato defraudato della mia stessa identita… Cioè è come se fossi lecca senza culo…o culo senza lecca se preferisci…Io sono patetico e comico, a lui ora lo prendono pure sul serio! Se su google scrivi il mio nome la prima cosa che ti trova è “leccaculo”… capisci?

Qui già si capiva come sarebbe andata a finire

Qui già si capiva come sarebbe andata a finire

Un uomo provato

Un uomo provato

Lei hai idea perché l’ hanno fatta fuori?

Perché? Bhé il capo ha bisogno che il suo nome giri. Ma che non giri mai sulla bocca delle stesse persone capito? Voglio dire la gente ormai si era rotta, non faceva più notizia che io fossi il suo culetto mediatico da riempire a piacimento, non ero credibile. Se io dicevo che lui era bravo e bello, era scontato. Ma Silvio ha bisogno di stare alla ribalta, allora ecco che ti trova un giornalaio che non fa altro che fare quello che facevo io, forse peggio. Che cazzo ormai io ora sono San Remo e lui Mtv, e vaffanculo. Dio cane.

Sta proprio male è…?

Si, ascolto Rimmel 10 volte al giorno, forse sto pensando anche di ridargli lo spazzolino da denti che ha lasciato qui in casa.

Finiamo l’intervista alle 20.00, parte la sigla del Tg1 e il direttore del Tg4 scoppia in lacrime baciando il peluche di Silvio.

Questa intervista è solo frutto di fantasia, senza alcun valore reale. Lavata con Perlana.

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Sei uno Snob se…

  • Sei sicruo che alla festa di sta sera ci sarà gente di merda
  • Sei sicuro che alla festa di sta sera ti annoierai
  • Sei sicuro che ti annoierai e una volta tornato a caso sarai contento perchè ci avevi preso anche questa volta
  • Pensi che tutti dicono delle cazzate
  • Non saluti quasi nessuno, e chi saluti ha fatto davvero qualcosa di eccezzionale tipo: vincere la coppa Davis, aver messo piede sulla luna, aver fatto una rapina o non aver vinto il premio Strega
  • Leggi gli editoriali di Scalfari la domenica su Repubblica
  • Vai sul sito di Repubblica dalle 4 alle 10 volte al giorno e guardi anche la sezione con le foto a destra
  • Sotto sotto ti piace Berlusconi
  • Provi pietà per chi balla in discoteca
  • Sei orgoglioso del tuo essere snob ma pubblicamente neghi spudoratamente di esserlo
  • Odi gli snob e li accusi di essere tali
  • Hai almeno un cardigan e un disco dei Velvet Underground originale
  • Non vai al cinema senza sapere almeno 3 o 4 mesi prima che film andrai a vedere
  • Sei fuori corso, magari anche di parecchi anni
  • Hai un blog e per questo ti ritieni fico
  • Vedi Blob, e ogni tanto pure “L’infedele” su La 7 per 6 minuti, poi cambi canale
  • Hai facebook e ci stai tutto il giorno ma la tua bacheca è quella più fica di tutte
  • Non vedi mai nulla di buon occhio, salvo le tette della ragazza che tu reputi zoccola e burina ( perchè lo è) che ti scoperesti tanto volentieri
  • Fai una massiccio uso di materiale pornografico

    Esemplare adulto di Snob

    Esemplare di femmina che suscita interesse nello Snob

    Esemplare di Snob che lo prende al culo

    Il più grande Snob di tutti i tempi

Crash Bandicoot e S.

Ancora, senza alcuna grande richiesta, un episodio della rubrica “Quelle che mi potevo trobare…ma ho dormito”.

Nella scuola media della mia cittadina c’era una sola regola. Ma andava rispettata: andare male a scuola. Preferibilmente, andare malissimo. Questa regola aurea, così impegnativa e totalizzante, veniva religiosamente rispettata dai più. Qualche folle ribelle senza patria osava disobbedire a questo mos maiorum e le pene erano severissime.  Guantanamo a confronto era una casa di riposo.

La mia famiglia era di quelle fuorilegge nella contea della mia scuola. Entrambi professori. Io dovevo andare non bene a scuola, benissimo. E diciamo che sapevo difendermi. Le pene però per la diserzione erano tremende. Botte, nocchini (il dizionario Hoepli lo definisce come: “Colpo dato sulla testa con le nocche delle mani chiuse a pugno”), sputacchi e ogni tipo di insulto ai parenti vivi e morti erano una punizione generosissima.  Ma la paura fottuta di vedermi sequestrare la la Play Station da mamma  al primo insufficente era troppa e quindi “God bless nocchini”.

In questo college privato che era la mia scuola viveva una ragazzina racchietta ma molto dolce. Non come quella zoccola di  F-la-prima. S. era come un umano abbandonato nella giungla fin da piccolo. Un po’ razionale un po’ bestia. Ma nel senso buono, ovviamente. Si sapeva difendere a suon di calci e ginocchiate nelle palle ma senza mai perdere la gentilezza e il suo simatico sorriso.   Mi innamorai di lei mentre mi procurò un ascesso al testicolo sinistro.  Non dimenticherò mai quei momenti. Una volta mi difese pure dai miei carissimi amici che mi volevano picchiare in 4.  Cazzo S. incuteva timore anche a chi ancora aveva entrambi i testicoli. E cosa da non sottovalutare aveva le tette.

Un giorno mi intimò di andare a pranzo a casa sua. Un rifiuto sarebbe stato passabile con la morte o se andava bene con la castrazione immediata. Non un pranzo da fidanzatini eh. Ma da semplici compagni delle medie. Ancora ricordo. Fritto. Petto di pollo e zucchine. Il massimo. Sua nonna dietro ai fornelli, qualcosa di epico e trascendentale. Coca-cola da bere. Toccavo il cielo con un dito. Dopo aver fatto i compiti  pure  per i prossimi 4 anni scolastici, mi cadde l’occhio sul  gioco di suo fratello maggior “Crash Bandicoot” per la Play. Era un mese che facevo la sega ai miei per comprarmelo. E ora che  ce l’avevo davanti dovevo sfruttare l’occasione ghiottissima.

Attacco a randa. Macino livelli come un guru del joystick. Il protagonista de “Il_piccolo_grande_mago_dei_videogames” mi fa una sega, anzi due e senza perdere una vita o cadere nel burrone. S. ,però, dopo i primi 20 minuti  mi fa con fare promiscuo: “Ma se io e te andassimo in camera mia tanto non c’è nessuno a casa?”  e io incocainato dai 5 livelli superati e con tutti frutti Wumpa nelle saccocce gli rispondo pigiando “X” a palla per saltare la montagna di lava senza perdere il “Budega”:”Si ma c’è il cavo Av per la Play”?.

Lei mi diede un meritato  nocchino e si avvantaggiò per altri 3 anni scolastici. Io riuscì quasi a finire il gioco senza mai perdere il mitico “Budega”.

Quel pomeriggio avrei potuto  perdere la mia verginità. Fatto che avvenne poi  molti, molti, molti, molti anni dopo.

Il giorno seguente però comperai Crash Bandicoot. E fu subito amore!

Crash Bandicoot, la frutta Wumpa e il mitico "Budega"

Il piccolo grande mago dei videogames che mi fa una sega

Il mare ai tempi del Cucciolone

Niente vacanze quest’anno.

Solo bocconi di mare per mezze giornate o poco più. Va bene, sti cazzi mi farò un viaggetto ad ottobre se passo l’ultimo esame.  Ecco però una breve lista di ricordi e flash delle mie vacanze con i genitori. Solo due veloci chiarimenti: siamo nell’adriatico, ovviamente, io ho sempre il cappelino in testa per proteggermi dal sole. Cattolica anni 90.

I tedeschi fumavano tutti sigarette bianche. Mai una cazzo di normalissima Marlboro.

Chi aveva il canotto era figo o era crucco. Chi aveva il dinosauro o il delfino gonfiabile era inesorabilmente un nerd.

Come minimo una famiglia media comprava 3 set di secchielli per 10 giorni di vacanza. Compresi nel modico prezzo di 40.000 Lire anche 3 negri che facevano la calce dal lunedi al sabato. In nero. Set da far impallidire Caltagirone.

I Vucumprà facevano i miliardi. Oggi non compra un cazzo nessuno ma loro vivono ancora con i soldi fatti in quegli anni. Asciugamani, teli, collanine e vibratori. Tutto sold out! Ognuno aveva almento 46 braccialini e 30 collanine. Eminem a confronto sembrava l’amichetto frocio di Heidi.

I bomboloni alla crema pesavano 3 kg e se li mangiavi alle 9 della mattina il  bagno lo facevi a fine stagione. Non lo finivi mai e in più avevi la nausea tutta la giornata.

I bambini avevano sempre un retino ma non ci pescavano mai un cazzo. Al massimo un paguro in coma. I tedeschi però pescavano eccome.

La sera in albergo ci si vestiva eleganti non si bene perchè.  Si mangiava con un rispetto assoluto per ogni regola del galateo. Però solo la sera. A Pranzo se magnava come le bestie.

Le portate in albergo avevano nomi bellissimi tipo: vellutata, carpaccio, entrecote, delizia di mare, timballo. Quando li mangiavi o erano minestre o fette di carne o pasta. Il sapore  dei cibi in albergo è il sapore della normalità anzi peggio. Perchè pensi siano buonissimi ma poi sono normalissimi.

Le vecchie stavano tutto il giorno o in albergo o in spiaggia sotto all’ombrellone con un pareo addosso e lo smalto argento.

Le pizzette alla mozzarella erano sempre fredde. La mozzarella era tutta rugosa.

Il cucciolone aveva barzellette che ti facevano piegare, ora fanno peità.

Al ping pong c’era chi giocava e chi guardava. Chi guardava poi aspettava che chi giocava finisse e poi  chiamava il papà per giocare insieme.

Le mamme stavano sempre sul lettino, paralizzate.

Le pisciate al mare la mattina erano le più goduriose.

I bambini obesi vincevano anche contro i bulli. I bambini bulli erano quelli in vacanza da soli con la mamma o con i nonni.

Al mare si vede per la prima volta, se non hai una sorella, la fica. Le bambine girano sempre nude in barba ad ogni buon costume.

La cosa più bella era fare il bagno al mare da soli il pomeriggio alle 7 con poca gente in spiaggia e i genitori sotto all’ombrellone.

I tuoi genitori in spiaggia non si parlano mai. Mai.

Gli amici del mare sono i peggiori. Le loro mamme però bellissime.

Quando senti i dialettidella tua regione ti vergogni. E cambi apposta la parlata.

La siesta il pomeriggio dentro la camera d’albero, era un vero must. Però poi si restava fatti di eroina per altre 4 ore.

Solo dopo anni capisci gli strani movimenti che notavi sotto all’acqua da parte delle coppiette più grandi.

Non guardi le tette, le tette ancora non esistono. Sono un universo lontano e mai narrato da nessuno. Le vedi, ci sono, un pochino ti piacciono pure. Ma non capisci ancora. Sei piccolo.

Il bagnino dello stabilimento poteva parlare ininterrotamente di: calcio, ciclismo, pesce, vento e politica. Nel mentre riusciva a scagliare un appuntamento con la 40 enne tedesca che gli aveva solo chiesto le chiavi del bagno.

I cessi sono i più sporchi del mondo. Sempre ricolmi di merda o piscio. Odori da far svenire o riprendere a seconda dei casi.

Le prime bestemmie sentite dai vecchi che fanno il torneo di bocce e quando discuto per un micron di distanza tra la rossa la blu e il boccino l’intercalare prediletto è “Dio can”.

Le sale giochi erano bellissime e luccicose. Però il pomeriggio erano il posto più triste della terra.

L’odore, la puzza del porto un po’ ti piaceva un po’ ti faceva schifo.

I ragazzi non piangono.

Sta sera avrei dovuto fare sesso con una ragazza molto più giovane di me ma purtroppo è rimasta a casa perchè per il giorno dopo la maestra gli aveva dato da fare 4 paginette di A.

Ovviamente sto scherzando, non farei mai del sesso con delle minorenni ragazze che hanno meno di 16 anni! Sto scherzando sul serio ok?! Sul serio!

Insomma sta sera dovevo uscire con i soliti amici di sempre poi però non ne ho avuto più voglia… E dopo una pantagruelica cena che mamma, l’unica donna della mia vita, mi ha con amore e devozione preparato provo a raccontarvi come sono andate le cose tra me e “Boys don’t cry”.

Si la canzone dei Cure…

Mio dio vi- state chiedendo-…che palle… ancora con i Cure?

Bhè quel pezzo mi ha sverginato. Musicalmente parlando. Prima dei Nirvana, prima dei Ramones prima di tutto. Mi ha sverginato musicalemente. Dopo aver sentito quelle 4 note (la, si do diesis e re) ho preso la mia strada rispetto ai gusti di mio papa. Ma lui ascolta buona musica eh!

Papà lo sai che ti voglio tanto e bene e non togliermi la paghetta! Ti prego!

In quel pezzo c’è l’anima di ogni 15 enne mediamente bruttino, mediamente incazzato, mediamente puzzolente e mediamente insofferente verso la sua famiglia.  I ragazzi non piangono. Magari nascondono le  lacrime negli occhi rossi ma cazzo, i ragazzi non piangono.  Voi bastardi con l’elettrocardiogramma piatto non vi emozionate con questa canzone? Io quando la sento un coltello  si pianta tra i muscoli e gira, gira gira.

Sul pezzo sono state scritte pagine e pagine di critica musicale. Distruttiva, celebrativa, onanista.  Canzone per alcuni punk, per altri manifesto new wave, per altri ancora è semplicemente uno dei brani più belli della storia del rock.  La chitarra si mangia uno strano riff di chitarra, quasi fuori tono,  che poi è diventato tra i “riffs” rock per eccellenza.  Le frattaglie che rimanevano del punk,il tutto messo dentro ad una camera buia e piena di eco con lacca e rossetto.

Bhè comuqnue la storia è questa. Un ragazzo, magari timido e impacciato, di quelli che rompono ogni cosa prendono in mano, riesce a scagliare una storiella con la ragazza che desiderava da tanto. Ok. Solo che poi il “teen” fa una cosa che non deve fare. Una cosa brutta, anche vile, di certo non da signore.  Ma da bambino, da ragazzino, non da uomo.  Ognuno di noi a quell’età ci si è immedesimato a seconda di cosa aveva combinato. -Io ad esempio avevo una relazione stabile con la mamma  e due delle zie della ragazza con cui stavo, la giovane l’ha scoperto e un poi si è incazzata un pochino… ma questa è un’altra storia-. Armato di brufoli e tanto amore il ragazzo le fa di tutte i colori per rimediare alla cazzata. Fiori, cene fuori, regalini e chimate. L’atteggiamento da servo della gleba però non paga.  Allora prova a riderci su, magari a farci pure le battutine sopra. Ma non paga neanche questa linea strategica. Lei lo molla e lui  si abbandona a questa frase che ti versa acqua ragia nei polmoni e formalina stomaco:

“Misjudged your limit

Pushed you too far

Took you for granted

I thought that you needed me more

Now I would do most anything

To get you back by my side
But I just keep on laughing
Hiding the tears in my eyes
Because boys don’t cry
Boys don’t cry”

I ragazzi non piangono perchè devono essere forti. Forti sempre anche quando la vita li mette al tappeto. I ragazzi non piangono perchè le nostre mamme ce lo dicevano fin da bambini: “Bhè che fai piangi?”. E allora non bisogna piangere, assolutamente mai. Mai.

Io sono anni e anni che non piango più. Forse ho capito la lezione.

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